Archivio per Aprile 2009

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Shanghai, il salone delle auto copiate

Aprile 27, 2009

ShanghaiE’ questione di cultura, ma per gli abitanti del Paese della Grande Muraglia, copiare non è… peccato, anzi, potrebbe persino essere un modo per dimostrarsi virtuosi quando la copia è così ben riuscita da superare l’originale. D’altro canto il Salone di Shanghai ce l’ha confermato, se ce ne fosse ancora stato bisogno, copiare per i cinesi non è un problema. Ecco allora le auto cloni di altri modelli. Marchi come BYD, Great Wall e Geely, prima sconosciuti, ora producono vetture, spesso piccole e medie, qualitativamente accettabili, a prezzi stracciati, copie, ahimè, di auto occidentale ed asiatiche. Un esempio, la BYD che se n’è uscita con la F8 che a guardarla somiglia tanto, almeno anteriormente alla Mercedes CLK e, posteriormente, alla Ford Focus CC. Così come la Great Wall che scioccò il mondo con il suo clone della Fiat Panda 4×4, ma la stessa Florid, null’altro sembra che la Toyota Yaris e la coupè della Geely somiglia tanto all’Alfa Romeo Brera e alla Nissan Skyline e la Hongxing Auto ha fatto la stessa cosa con la quasi Smart che, nel Paese della Grande Tigre, è elettrica. Insomma, una concorrenza che non brilla certo per lealtà.

via | allaguida.it

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Come la Cina vede il mondo

Aprile 4, 2009
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La dignità perduta del Sud Africa

Aprile 2, 2009

Sud AfricaSettimana scorsa è apparso un bel articolo di Venturini sul Corriere della Sera che consiglio a tutti di leggere e che linko qui sotto. Lo spunto è la decisione del governo sudafricano di negare il visto d’ingresso al Dalai Lama, decisione inaccettabile, dice il giornalista, per almeno due motivi. Il primo riguarda la storia del Sudafrica. Una storia marchiata a fuoco dalla tragedia dell’apartheid, dalla discriminazione fatta sistema come in nessuna altra parte del mondo. Il Sudafrica moderno e multirazziale, quello di oggi, nasce dalla riconciliazione nazionale ma anche da un ripudio collettivo di quell’esperienza, si specchia in Nelson Mandela ex perseguitato e poi presidente, trova la sua identità nell’appartenenza a quella comunità di valori (l’Occidente) che sanzionò l’apartheid fino ad abbatterlo. Chi ha una storia del genere dovrebbe sentirsi obbligato a restarle fedele. Il secondo motivo che pesa sulla decisione sudafricana si chiama minacce cinesi, quelle alle quali Pretoria ha ceduto. Da qualche anno ormai la Cina conduce una strisciante ri-colonizzazione dell’Africa. Il Sudafrica non dovrebbe ragionare esclusivamente con il pallottoliere dei commerci e dimenticare i valori assai diversi che la Cina porta nel continente: dal Congo dei massacri fino al caso tragico del Darfur, i cinesi si disinteressano totalmente del rispetto dei diritti umani e puntano al sodo. Cioè a sfruttare le fonti di energia e a sostenere i governi compiacenti.

via | corriere.it