Archivio per gennaio 2010

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La vignetta del giorno

gennaio 31, 2010

 

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La Cina: Google deve rispettare le leggi

gennaio 17, 2010

In seguito a una serie di attacchi avvenuti a dicembre alle proprie infrastrutture collocate nella nazione, destinati a rubare dati sensibili di attivisti per i diritti umani cinesi operanti anche in Europa e America, Google ha annunciato un completo stop alla censura dei contenuti per Google.cn, con la “consapevolezza che ciò possa significare chiusura”. Dopo lo stop è arrivata la risposta da parte del Governo cinese: secondo quanto riporta il NY Times il commento delle autorità di Pechino lascia ben poco da sperare per una soluzione pacifica della situazione, visto che per la Cina tutte le società che vogliono operare nel proprio territorio devono rispettare le leggi della nazione, punto. La risposta arriva nel dettaglio dal Ministro degli Esteri, la quale portavoce Jiang Yu non ha commentato le accuse di Google nei confronti degli attacchi sostenendo solo che “Internet in Cina è aperta”. A rincarare la dose anche Wang Chen del Consiglio di Stato, che ha esortato le aziende su Internet per aumentare il controllo di notizie o informazioni che potrebbero minacciare la stabilità nazionale. Nel frattempo un altro portavoce, Robert Gibbs della Casa Bianca, ha fatto sapere di essere al corrente delle accuse di Google verso la Cina senza però commentare lo stato attuale delle decisioni prese dal Governo.

via | downloadblog.it

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Cina, annullato concorso di bellezza gay

gennaio 16, 2010

Doveva essere il primo concorso di bellezza per gay in Cina. Un evento quasi epocale. Ma il regime ha detto no, con le cattive: la polizia ha fatto irruzione nel Lan Club, noto locale di Pechino che doveva ospitare la kermesse, annullando tutto. È stato un blitz dell’ultimo minuto, quando era tutto pronto per la serata e c’erano già centinaia di persone, tra attivisti gay, cinesi e stranieri, giornalisti, fotografi e cameraman. L’obiettivo degli organizzatori era «far conoscere al pubblico i problemi della comunità omosessuale». «Ci hanno detto che non avevamo i permessi giusti – spiega Michael Tsai, uno degli organizzatori – ma speriamo di poterlo fare in futuro». Un membro della giuria però ammette: «Penso che la decisione sia legata alla questione dell’omosessualità». Al concorso avrebbero partecipato otto uomini contendendosi il titolo di Mr. Gay: il vincitore avrebbe poi rappresentato il Paese alla competizione mondiale in programma a febbraio a Oslo. Da anni i gay cinesi aspettano un riconoscimento dal governo che tarda ad arrivare. Si parla di un esercito di almeno 30 milioni di persone (ma secondo Li Yinhe sarebbero tra i 36 e i 48 milioni), su una popolazione di un miliardo e 350 milioni. La stragrande maggioranza di loro vive nell’ombra, nascondendo i propri gusti sessuali. Va ricordato che fino al 1997 l’omosessualità era classificata come reato e fino al 2001 è stata considerata una malattia mentale. Ora le cose cominciano a cambiare ma nella società restano forti pregiudizi.

via | corriere.it

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