Archivio per febbraio 2010

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Gli Usa: venderemo armi a Taiwan

febbraio 4, 2010

La decisione degli Stati Uniti di vendere a Taiwan armamenti per 6,4 miliardi di dollari ha provocato la immediata reazione della Cina, che ha espresso «indignazione» per la iniziativa della amministrazione Obama. Il vice-ministro degli esteri cinese He Yafei ha detto venerdì sera che la decisione «avrà un grave impatto negativo» nei rapporti tra Pechino e Washington. Pechino ha sottolineato che l’iniziativa americana è destinata a «deteriorare» i rapporti tra i due paesi ed avere «un impatto molto negativo sulla cooperazione» tra Usa e Cina «in campi importanti». La Casa Bianca aveva notificato al Congresso l’intenzione di vendere a Taiwan armamenti per oltre 6 miliardi di dollari, tra cui elicotteri Blackhawk e missili Patriot. Si tratta della prima comunicazione di questo tipo fatta dalla amministrazione Obama. Ma a distanza di poche ore Pechino ha annunciato una prima ritorsione concreta: la sospensione degli incontri militari di alto livello tra Cina e Stati Uniti. La Cina ha invece formalmente protestato nei confronti degli Stati Uniti chiedendo ufficialmente l’annullamento della vendita, annunciando la sospensione degli scambi militari con gli Usa e minacciando sanzioni alle aziende americane coinvolte. I rapporti tra Repubblica popolare e Stati Uniti non stanno attraversando un momento felice e anzi sono da tempo tesi su molti temi, tra cui i diritti umani, il Tibet e la sicurezza sui prodotti commerciali.

via | corriere.it

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L’esodo dei cinesi in Italia per la crisi

febbraio 3, 2010

La crisi pesa anche sulle imprese cinesi del distretto pratese. Negli ultimi sei mesi, per la prima volta in 15 anni, è negativo il saldo fra ditte avviate e aziende cessate dagli imprenditori orientali: 218 unità in meno. Lo confermano dai dati dell’osservatorio provinciale sul lavoro. Gran parte dei 10.800 cinesi residenti in città, per la maggior parte operai nelle ditte d’abbigliamento, sono stati licenziati e riassunti con forme alternative di contratto. Un quinto degli occupati del comparto dell’abbigliamento – per il 96% nati in Cina – in un anno ha cambiato più di un lavoro. Difficile stabilire, fra regolare e sommerso, il calo di fatturato delle confezioni cinesi. I cinesi dicono che «c’è poco lavoro» e confermano i dati Istat che a livello nazionale hanno registrato una contrazione annua del 18,7% dei capi prodotti in Cina: 21 milioni di euro in meno. Meno italiani e meno commercianti dell’est europeo vengono a Prato a comprare dai cinesi perchè temono d’incappare in fornitori irregolari e controllati. molte aziende cinesi chiudono a Prato e riaprono in Emilia».

via | ilsole24ore.com

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007 inglesi contro la Cina

febbraio 2, 2010

L’MI5 punta il dito contro la Cina, accusandola di spiare e rubare informazioni dai top manager britannici – con un vero e proprio sistema di esche, che va dai regali elettronici dotati di microspie fino a fanciulle compiacenti – per poi ricattarli e carpire segreti commerciali. Un documento dell’Agenzia per la sicurezza e il controspionaggio del Regno Unito (i servizi segreti interni) riporta come agenti segreti dell’Esercito e del Ministero degli interni cinese hanno, ad esempio, abbordato uomini d’affari britannici alle fiere ed esposizioni internazionali con l’offerta di «regali» o di «ospitalità sontuose». Nei doni erano contenuti dei virus Triojan in grado di attaccare i computer e aprirli a un accesso remoto gestito dagli stessi cinesi. Nelle 14 pagine del rapporto «confidenziale» – ripreso dal britannico Sunday Times – l’MI5 scrive che il governo cinese «rappresenta una delle minacce più gravi per il Regno unito», tanto per questo sistema di spionaggio, che per una capillare utilizzo di hackeraggio elettronico ai danni di compagnie nei settori più disparati, dalla difesa, all’energia, alle comunicazioni. L’avvertimento dell’MI5 rischia di deteriorare ulteriormente le relazioni tra Londra e Pechino, già danneggiate dall’esecuzione di un cittadino britannico in Cina accusato di traffico di droga.

via | corriere.it

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