Archivio per la categoria ‘Diritti civili’

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Cina, licenziato giornalista

Agosto 29, 2009

InternetE’ stato licenziato il giornalista autore dello scoop su un giovane picchiato a morte in una ”clinica” per ”drogati” da Internet. Secondo la stampa di Hong Kong, Liu Yuan, 35 anni, vicedirettore del Nanguo Morning Post di Nanning (la capitale della Regione Autonoma del Guangxi) aveva pubblicato negli ultimi mesi una serie di inchieste che hanno messo in imbarazzo le autorita’ locali. E’ stato licenziato su ordine del locale dipartimento per la propaganda provinciale.

via | ansa.it

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Tienanmen e il silenzio che separa le due Cine

Giugno 8, 2009

TienanmenSono la stessa Cina e, insieme, due pianeti distanti. Pechino e Hong Kong nel ricordo del 3 Giugno erano separati da un abisso profondo vent’anni, il tempo trascorso dalla repressione militare degli studenti che nella primavera del 1989 occuparono la piazza Tienanmen chiedendo riforme, democrazia e lotta alla corruzione.  A Pechino ieri mattina la piazza era militarizzata, controlli di polizia per chi vi volesse mettere piede. E poi: telecamere vietate, più agenti (in divisa e in borghese) che lastre del selciato. A Hong Kong decine di migliaia di persone – 150 mila secondo gli organizzatori – si sono raccolte per una veglia in memoria delle vittime. Preghiere e canti, testimonianze, commozione. Al di là dei contenuti delle analisi, che altri potrebbero contestare con una diversa interpretazione della storia e dei dati, fondamentalmente colpisce un aspetto di questo ventesimo anniversario della repressione. Il perdurare del silenzio ufficiale. Sarà pure una semplificazione, ma c’è qualcosa che non torna: o si trattò di una repressione inevitabile, e col senno di poi giusta, come sostiene la leadership oppure fu una tragedia, frutto di scelte sbagliate del regime. in ogni caso il silenzio suona come un’ammissione di colpa.

via | leviedellasia.corriere.it

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I nuovi camion della morte Made in Cina

Marzo 31, 2009

BusAnni fa c’era la polemica che Iveco forniva alla Cina i bus per le esecuzioni a morte. I tempi sono cambiati ed ora la Cina se li costruisce da sola. Il bus infatti viene costruito a Chongqing dalla Jinguan Auto. Oltre ad avere il record mondiale delle condanne a morte (1.718, pari al 72% nel 2008, ma Amnesty International segnala che i numeri potrebbero essere più alti), la Cina ha inventato anche le esecuzioni mobili. Per risparmiare tempo e denaro, e soprattutto recuperare i preziosi organi dei condannati, che vengono subito espiantati per poi essere rivenduti per i trapianti. E per poter fare questo, i cadaveri dei condannati devono essere portati subito in sala operatoria. Quindi, cosa c’è di meglio di fare loro l’iniezione letale direttamente sul pullman che li porta in ospedale? La notizia dell’esistenza di questi veicoli non è nuova, ne ha parlato alcuni anni fa la stessa stampa cinese. La Jinguan ha finora venduto una decina di questi minibus lunghi 7 metri e da 17 posti. L’altro «vantaggio» del pullmino è che può raggiungere anche le località cinesi più remote dove c’è da giustiziare qualcuno, senza doverlo portare nella prigione provinciale con costi e tempi aggiuntivi.

via | corriere.it

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Dalai Lama: la Cina ha portato l’inferno in Tibet

Marzo 15, 2009

Dalai LamaIl Dalai Lama ha accusato la Cina di aver portato «l’inferno sulla terra» nel suo tormentato Tibet e ha accusato Pechino, nel giorno in cui si compie il 50esimo anniversario della prima rivolta contro il regime, di aver causato la morte di «centinaia di migliaia» di suoi compatrioti. In un atteso messaggio diffuso attraverso la sua pagina web, il leader spirituale tibetano ha ripercorso la storia recente del Tibet e ripetuto la sua richiesta di «un’autonomia legittima e significativa per il Tibet» (e non dunque l’indipendenza della Cina). Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, ricorda che dopo l’occupazione il governo cinese ha portato a termine «una serie di campagne violente e repressive», che hanno imposto anche la legge marziale e più recentemente programmi di «rieducazione» che hanno causato una «profonda sofferenza» nella popolazione tibetana, che vive «nella paura costante». Il Dalai Lama si è detto certo che la causa del Tibet alla fine vincerà. Read the rest of this entry ?

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Dal libro “La guerra fantasma” di Alex Berenson

Dicembre 28, 2008

Guerra FantasmaNel Maggio 1989, centinaia di migliaia di studenti avevano riempito piazza Tiananmen per richiedere la democrazia. I giornalisti occidentali che avevano seguito la protesta l’avevano chiamata la Primavera di Pechino. Per alcune settimane era sembrato possibile che la Cina passasse dalla dittatura alla libertà. Dopotutto, dall’altra parte del mondo, i regimi comunisti stavano cadendo in modo pacifico. Ma la Cina non era la Germania dell’Est o la Polonia. La Cina era uscita da un secolo di tragedie così terribili che a confronto anche la seconda guerra mondiale impallidiva. L’invasione giapponese. La lunga e sanguinosa guerra civile. Il disastroso Grande balzo in avanti, che aveva ridotto alla fame decine di milioni di cinesi. La Rivoluzione Culturale. I cinesi non erano pronti per altri tumulti, non così presto. Avevano duramente protestato il 4 giugno 1989, quando centinaia di manifestanti erano stati uccisi. E l’Esercito Popolare di Liberazione? Quel giorno non fu né popolare né di liberazione. Era stato solo un esercito. Read the rest of this entry ?

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Amnesty, anniversario strage piazza Tiananmen

Giugno 4, 2008

Anniversario

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Strage in Tibet

Marzo 15, 2008

TibetBush non smette mai di stupirmi con il suo tempismo perfetto. Pochi giorni fa è apparsa la notizia che, senza spiegazioni, il Dipartimento di Stato Americano l’11 Marzo ha depennato la Cina dal «Libro nero» delle violazioni dei diritti umani dove era rimasta negli ultimi due anni, aprendo così la strada alla visita a Pechino del presidente Bush durante le prossime Olimpiadi. Oggi, 15 Marzo si parla di strage cinese in Tibet. Sarebbero almeno cento i morti della repressione cinese contro la rivolta scatenatasi a Lhasa, in Tibet, secondo informazioni non confermate provenienti dal governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell’India. Il governo in esilio si dice poi «profondamente preoccupato» per le notizie che arrivano «dalle tre regioni del Tibet di uccisioni sommarie, di feriti e arresti di migliaia di tibetani che protestavano pacificamente contro la politica cinese». Ottima mossa Bush!