Archivio per la categoria ‘Economia’

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NAS sequestrano soia cinese

Agosto 28, 2009

SoiaI Carabinieri del Nas hanno sequestrato 11 tonnellate di semi di soia con parassiti e muffe pericolose in un laboratorio cinese a Roma. I Carabinieri hanno apposto i sigilli al laboratorio di lavorazione, risultato tra l’altro in pessime condizioni strutturali, e denunciato il titolare del magazzino, un cittadino cinese residente a Napoli. Il sequestro e’ avvenuto nell’ambito di un controllo diretto a garantire la sicurezza alimentare nel periodo estivo.

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Dalla Cina bolle di sapone contaminate dai virus

Luglio 31, 2009

Bolle di saponePiù che un gioco un pericolo: acqua inquinata nella soluzione per le bolle di sapone. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Nas che hanno sequestrato a un grossista di Martina Franca (Taranto) una partita di 60mila confezioni di bolle di sapone prodotte in Cina. Il contenuto dei flaconcini è risultato essere contaminato da diversi agenti patogeni pericolosi che, se fossero entrati in contatto con la pelle o la mucosa, come spesso avviene quando i bambini soffiano per produrre le bolle, avrebbero potuto provocare lesioni. L’esito delle analisi ha rilevato la contaminazione del liquido con batteri del genere Aeromonas e del microrganismo Pasteurella multocida, coccobacillo altamente contagioso.

via | ilgiornale.it

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Come la Cina vede il mondo

Aprile 4, 2009
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La dignità perduta del Sud Africa

Aprile 2, 2009

Sud AfricaSettimana scorsa è apparso un bel articolo di Venturini sul Corriere della Sera che consiglio a tutti di leggere e che linko qui sotto. Lo spunto è la decisione del governo sudafricano di negare il visto d’ingresso al Dalai Lama, decisione inaccettabile, dice il giornalista, per almeno due motivi. Il primo riguarda la storia del Sudafrica. Una storia marchiata a fuoco dalla tragedia dell’apartheid, dalla discriminazione fatta sistema come in nessuna altra parte del mondo. Il Sudafrica moderno e multirazziale, quello di oggi, nasce dalla riconciliazione nazionale ma anche da un ripudio collettivo di quell’esperienza, si specchia in Nelson Mandela ex perseguitato e poi presidente, trova la sua identità nell’appartenenza a quella comunità di valori (l’Occidente) che sanzionò l’apartheid fino ad abbatterlo. Chi ha una storia del genere dovrebbe sentirsi obbligato a restarle fedele. Il secondo motivo che pesa sulla decisione sudafricana si chiama minacce cinesi, quelle alle quali Pretoria ha ceduto. Da qualche anno ormai la Cina conduce una strisciante ri-colonizzazione dell’Africa. Il Sudafrica non dovrebbe ragionare esclusivamente con il pallottoliere dei commerci e dimenticare i valori assai diversi che la Cina porta nel continente: dal Congo dei massacri fino al caso tragico del Darfur, i cinesi si disinteressano totalmente del rispetto dei diritti umani e puntano al sodo. Cioè a sfruttare le fonti di energia e a sostenere i governi compiacenti.

via | corriere.it

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Acciaio e crisi in Cina

Marzo 23, 2009

AcciaioMeno acciaio cinese nel mondo. La Cina, principale produttore mondiale, quest’anno potrebbe esportare l’80% in meno di acciaio a causa della recessione mondiale. La stima viene dall’Associazione cinese dei produttori di ferro e acciaio. «La situazione delle esportazioni è molto preoccupante», dice Shan Shanghua, segretario generale dell’associazione. Le stime sono state riviste al ribasso in seguito al drastico calo del 52% delle spedizioni via nave nei primi due mesi del 2009. I produttori di acciaio cinese devono scontare anche una diminuzione della domanda interna del 14%, con un conseguente drastico calo dei prezzi. Le acciaierie cinesi, ha spiegato Shan, stanno ora studiando delle misure per razionalizzare e ridurre la produzione visto che le scorte di magazzino sono aumentate del 38% alla fine di febbraio. Intanto, sempre sul fronte congiunturale, La Banca Mondiale ha di nuovo tagliato le previsioni di crescita economica per la Cina per l’esercizio in corso, portandole al 6,5% dal precedente 7,5 per cento. «Mentre la crisi mondiale si intensifica le esportazioni cinesi sono severamente calate, mettendo sotto pressione gli investimenti delle imprese e l’impiego del settore industriale».

via | ilsole24ore.com

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Prato, Stato ed EU vergognatevi!!

Marzo 22, 2009

PratoHo visto la trasmissione di Santoro e mi sono indignato per quello che lo Stato NON fa per Prato e per l’economia italiana. Nelle scorse settimane Prato si è fermata per una mattina intera con un tricolore dei record ed ottomila pratesi che senza grida, senza cori, fanno quello che non hanno mai fatto prima: scendere in piazza, ritrovare unità e identità, stringersi attorno allo striscione lungo un chilometro cucito e assemblato a regola d’arte. Poco importa se il ministro Renato Brunetta nel pomeriggio, da Arezzo, dirà che «scendere in piazza non serve a nulla». Il messaggio da Prato è partito. A sfilare Fabio Giusti, 56 anni, titolare della tintoria Fantasia, 62 dipendenti, una decina in cassa integrazione. Sulla testa regge il cartello «il made in Italy siamo noi»: «Sono in piazza accanto ai miei dipendenti». Mi chiedo come si possa essere arrivati a questo, eppure sempre a Prato le fabbriche cinesi lavorano 24h su 24h, in nero e senza pagare contributi!! C’è un turnover del 60%: delle aziende cinesi che ci sono ad inizio anno il 60% chiude e riapre con un altro nome per evitare i controlli. Ogni giorno viene trasferito da Prato alla Cina un milione di Euro via Money Transfer e sono tutti soldi in nero e che non restano in Italia, anzi la impoveriscono!! Dove sono allora i controlli?!? Dov’è lo Stato?!? Queste fabbriche dovrebbero chiudere.

via | corriere.it

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Cina, la crisi arriva nella città-fabbrica

Gennaio 11, 2009

SboomTre ragazzi si contendono scherzando i biglietti della riffa davanti al baracchino della lotteria. «Abbiamo bisogno di soldi perché tra poco saremo licenziati. Così andiamo tutti a caccia del biglietto fortunato», dice Wang, un ventenne dall’aria sveglia originario dell’Hubei, emigrato qualche mese fa per cercare lavoro a Shenzhen, nella provincia di Guangdong, nella Cina meridionale. Wang, i suoi amici della lotteria, sono dipendenti della Foxconn. È un nome che dice poco al grande pubblico, ma assai noto tra i produttori di elettronica del mondo intero. Foxconn, infatti, è uno dei più grossi produttori globali di componentistica: non c’è televisore Sony, telecamera Samsung, computer Dell, telefonino Nokia, Ipod Apple, prodotto oltre la Grande Muraglia che al suo interno non contenga almeno un pezzettino sfornato da questa fabbrica cinese situata a Longhua, una cittadina satellite di Shenzhen. Una fabbrica gigantesca. Read the rest of this entry ?

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Dal libro “La guerra fantasma” di Alex Berenson

Dicembre 28, 2008

Guerra FantasmaNel Maggio 1989, centinaia di migliaia di studenti avevano riempito piazza Tiananmen per richiedere la democrazia. I giornalisti occidentali che avevano seguito la protesta l’avevano chiamata la Primavera di Pechino. Per alcune settimane era sembrato possibile che la Cina passasse dalla dittatura alla libertà. Dopotutto, dall’altra parte del mondo, i regimi comunisti stavano cadendo in modo pacifico. Ma la Cina non era la Germania dell’Est o la Polonia. La Cina era uscita da un secolo di tragedie così terribili che a confronto anche la seconda guerra mondiale impallidiva. L’invasione giapponese. La lunga e sanguinosa guerra civile. Il disastroso Grande balzo in avanti, che aveva ridotto alla fame decine di milioni di cinesi. La Rivoluzione Culturale. I cinesi non erano pronti per altri tumulti, non così presto. Avevano duramente protestato il 4 giugno 1989, quando centinaia di manifestanti erano stati uccisi. E l’Esercito Popolare di Liberazione? Quel giorno non fu né popolare né di liberazione. Era stato solo un esercito. Read the rest of this entry ?

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Perde colpi la fabbrica cinese

Dicembre 27, 2008

CrisiL’aumento del costo del lavoro. La rivalutazione dello yuan. I trasporti sempre più cari. Il taglio dei rimborsi sull’Iva alle esportazioni. Le normative ambientali sempre più severe. Le quotazioni folli raggiunte da materie prime e petrolio. E ora ci si mette anche la crisi finanziaria internazionale, che rischia di impattare pesantemente sull’economia reale. Produrre in Cina è sempre meno conveniente. Per questo, negli ultimi dieci mesi, moltissime aziende straniere hanno deciso di spostare le proprie manifatture in altri Paesi del Sud-Est asiatico. Se non addirittura di chiudere per sempre i battenti, come ha già fatto un esercito di aziende di Taiwan e Hong Kong operanti nel Guangdong. Questo è l’inizio di un interessante articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore.

via | ilsole24ore.com

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Forse Volvo alla cinese Geely

Dicembre 23, 2008

GeelyAnche la cinese Geely vorrebbe Volvo. Ford Motor Company ha messo in vendita la sua controllata svedese, dalla quale spera di ricavare 6 miliardi di dollari, che di fatto la metterebbero quasi definitivamente al riparo dai contraccolpi peggiori della crisi dell’auto americana. Tra i pretendenti Geely è addirittura il terzo di nazionalità cinese, dopo SAIC e Chery. Alcuni esponenti della dirigenza cinese di Geely hanno però già visitato il quartier generale di Göteborg, gettando le basi per le trattative e Mulally da parte sua sarebbe disposto a ridurre la richiesta economica. Ma Ford Motor Company è riluttante verso la cessione di know-how e di proprio materiale per la realizzazione dei modelli. E’ infatti difficile immaginare una line-up Volvo tutta basata su pianali e motori cinesi, sarebbe la fine delle auto svedesi…Iniziano ad allargarsi ed a comprare le nostre aziende. Che tristezza!

via | autoblog.it